La differenza tra carboidrati semplici e complessi
11 aprile 2017  //  BENESSERE, Consigli di Benessere  //  Nessun Commento   //   221 Views

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La differenza tradizionale fra carboidrati semplici e complessi

L’alimentazione, si sa, è un tema particolarmente delicato al giorno d’oggi: sono infatti tanti gli esperti che si interrogano su cosa sia più salutare introdurre nella dieta, visto che in generale c’è un’estrema confusione in questo campo. Per esempio, non sono molte le persone che conoscono la vera differenza fra carboidrati semplici e complessi. Cerchiamo allora di sfatare i falsi miti.
Originariamente la vera discriminante era la composizione chimica: i primi, infatti, sono formati da una o due unità monosaccaridiche, mentre quelli complessi superano anche i dieci elementi. Sulla base di questa diversa struttura, si era ipotizzato che questi ultimi fossero assorbiti dall’organismo in modo più lento, evitando così i picchi glicemici. Il contrario sarebbe dovuto avvenire per i carboidrati semplici, che invece causerebbero un aumento glicemico improvviso subito dopo la fine di un pasto.

La differenza fra carboidrati semplici e complessi: le scoperte scientifiche

Questo è vero, ma solo in parte. Infatti,le ricerche scientifiche degli anni Ottanta hanno dimostrato che l’assorbimento di un alimento ad alto tasso di carboidrati è legato alla composizione naturale e complessiva del cibo: per questo è stata elaborata una nuova classificazione che rinnova la tradizionale differenza fra carboidrati semplici e complessi. Questa si basa principalmente sugli effetti che le sostanze hanno sul tasso di glicemia nel sangue, il cosiddetto indice glicemico.
Un esempio pratico vale più di mille parole: sono considerati complessi quelli contenuti nei legumi, nella pasta, nel pane e nel riso, tutti ad alta presenza di amido, una molecola molto lunga e complessa che gli enzimi devono necessariamente accorciare nel processo di digestione. Al contrario, sono ritenuti carboidrati semplici e di rapido assorbimento quelli del miele o dello zucchero (saccarosio) con cui di solito si dolcifica il caffè, quelli naturalmente contenuti nella frutta o nelle spremute in generale.
Di conseguenza, sarebbe preferibile assumere carboidrati complessi, dal momento che sono quelli con un indice glicemico più basso, per non rischiare una precoce insorgenza di una spiacevole sensazione di fame.

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