Plagiocefalia: cos’è e come curarla
21 Aprile 2020  //  BENESSERE, Cura del bambino  //  Nessun Commento   //   207 Views

Una definizione di plagiocefalia

Come molte espressioni utilizzate nel linguaggio medico, anche “plagiocefalia” deriva dal greco: vuol dire “testa obliqua” ed è una malformazione del cranio di un neonato, che nei primi mesi di vita può avere una testa storta, non perfettamente rotondeggiante o appena ovale, ma schiacciata da un lato – generalmente quello superiore.

Questo è dovuto alla conformazione delle ossa del cranio alla nascita: esse, infatti, non sono saldate tra di loro, ma sono unite da parti di tessuto fibroso note come suture. In mezzo si formano anche delle membrane dette fontanelle, che con la crescita si evolveranno passando da tessuto fibroso a tessuto osseo. Le fontanelle si dividono in anteriori – che si chiudono di solito entro i 18 mesi – e posteriori, che invece terminano questo processo già intorno al secondo o terzo mese di vita.

Plagiocefalia sinostotica e posizionale: le differenze

Questa malformazione può essere di due tipi: una più frequente, l’altra decisamente più rara. La plagiocefalia posizionale – detta anche posturale – è quella più comune. Colpisce maggiormente un lato – spesso il destro – dell’osso occipitale dei neonati di sesso maschile. Le principali cause che la originano vanno ricercata nelle forze esterne che agiscono sull’osso: prenatali, se derivano dalla compressione in utero; perinatali, se la compressione avviene durante il parto; oppure postnatali, specialmente nel caso di posture viziate.

La plagiocefalia sinostotica è meno frequente ed è causata da una irregolare e prematura saldatura di una sutura. A differenza di quella posizionale, questo tipo di plagiocefalia non tende a migliorare, ma anzi peggiora col tempo.

Plagiocefalia, i rimedi: dalla prevenzione alla cura

È possibile prevenire questa malformazione, adottando alcuni accorgimenti durante i primi mesi di vita del bambino. Durante il sonno, ad esempio, è bene cambiare di frequente l’orientamento testa-piedi del neonato nel lettino o nella culla: poiché la posizione consigliata dai pediatri negli ultimi decenni è quella a pancia in su, un suggerimento è alternarla invece con la posizione a pancia in giù quando il piccolo è sveglio o sta giocando, così che la testa non appoggi sempre sull’occipite. Proprio durante il gioco, è consigliabile stimolare il neonato a girare la testa in entrambe le direzioni, magari cambiando la posizione dei giochi.

Se il problema si è già presentato, la prima cosa da fare è far visitare il bambino dal pediatra. In caso di plagiocefalia posizionale, è opportuno stimolare il neonato verso il lato non preferito e – durante il sonno – alternare la posizione supina con quella di fianco (con i dovuti accorgimenti). In tempi recenti, gli ospedali pediatrici applicano una terapia osteopatica; mentre nei casi più gravi si può utilizzare anche una sorta di caschetto costruito su misura per il cranio del bambino, da indossare dal sesto mese di vita in poi e per circa tre-cinque mesi.

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