Proteggiamo i bambini da immagini shock (ma spieghiamo loro cosa succede)
24 gennaio 2017  //  BENESSERE, Consigli di Benessere  //  Nessun Commento   //   214 Views

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In diverse occasioni su Vivere Bene abbiamo parlato del rapporto tra tecnologia e bambini, tra formazione e responsabilizzazione. In questi giorni, più che mai, è importante comprendere cosa possiamo fare per sensibilizzare e proteggere i più piccoli, nativi digitali, che sono nati e cresciuti con le nuove tecnologie informatiche.

Gli episodi terroristici e le guerre sono di pubblico dominio. Immagini di dolore e traumatiche sono alla portata di un click, portando con sé un potenziale trauma per i più piccoli.

Il benessere di una persona, e in particolare dei bambini, passa anche dalle esperienze visive quotidiane. Proteggere i nostri figli significa anche essere in prima persona il filtro delle immagini shock che potrebbero traumatizzare il bambino. Il nostro compito però non è quello di negare la realtà, bensì evitare un’esposizione eccessiva e non razionalizzata, proteggendo il bambino dalle immagini più crude che potrebbe trovare in alcuni siti o portali.

 

Come stare più attenti: il rapporto con la tecnologia

La diffusione di tablet e smartphone anche tra i più piccoli, è un impegno maggiore per il genitore che, con più attenzione di prima, è responsabile di ciò che il figlio osserva e “dove” naviga. Ne ha parlato recentemente la psicanalista Claudia Spadazzi.

“L’irruzione della violenza terroristica nella quotidianità” commenta la psicanalista “…in particolare durante i preparativi della festività più importante della cultura occidentale ha lo scopo prestabilito di ingenerare paura, dolore, incertezza, sfiducia nelle istituzioni, nel proprio Paese, nella propria cultura“.

I bambini vanno protetti dall’esposizione ai media che propongono gratuitamente immagini di violenza. Alla visione nuda e cruda (che può generare ansia, paura e incomprensione) è meglio sostituire una riflessione: è importante spiegare cosa succede al bambino, contestualizzare l’accaduto e non nascondere la verità, al contempo evitare un allarmismo generalista in grado di causare shock e paura infondata nel diverso e nello sconosciuto.

In questo modo non si negherà la realtà al bambino ma lo si difenderà dallo shock di immagini e video che hanno come obiettivo una viralità convulsa e fine a se stessa.

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